A cura di
Mario Mastropietro
I
luoghi e il progetto
Piani, architetture e
design dello Studio De Ferrari Architetti
Prefazione per lo "Studio De Ferrari Architetti"
Mi pare che il compito più modesto di chi è stato chiamato a scrivere una prefazione, sia quello di aiutare il lettore a scorrere lindice del volume e a soffermarsi con lui sui singoli assetti del lavoro: per lasciarlo poi solo; a leggerlo tutto da principio; oppure a consultarlo per parti, seguendo le sue disposizioni danimo.
In questo libro, estremamente denso di testi e di figure, limpasto di tanti temi, impilati uno sullaltro con grande ordine, facilita una consultazione anche solo affrettata e strumentale. Il libro può anche essere consultato saltuariamente da chi deve progettare qualcosa: per trovare qualche appiglio prima di mettersi al lavoro. Come è giusto che sia, consiglierei invece di leggerlo di seguito, da cima a fondo. Io mi trovo in una situazione intermedia: posso leggere queste belle pagine, confrontando testi, didascalie, illustrazioni, per poter meglio comprendere temi ascrivibili al cosiddetto "arredo urbano": questo neologismo è oramai entrato nelluso comune ed io lo adotto oramai volentieri, costatando di giorno in giorno come stia assumendo significati utili, verificabili in pratica in tante parti del mondo, dove si vuole intervenire per una migliore vita urbana.
Intriganti sono, in tutto il volume, i veloci passaggi di scala: la piazza ma anche la panchina, la panchina, ma anche la piazza. Passaggi empiricamente costruiti, importanti, che non relegano larredo urbano nel settore del progetto e del mercato di oggetti duso corrente, e che servono a mettere il progetto in rapporto con luoghi formalmente e storicamente definiti. Che poi ciascuno di questi oggetti, solo o con altri, possa emigrare verso il resto del mondo, vuole e non vuole dire. Importante è sapere da dove parte. Il termine "arredo urbano" viene premiato dai tanti esempi che si susseguono nel libro, anche perché resta dentro la problematica più generale del progetto di architettura. Sono quindi oggetti che partono dallarchitettura e arrivano qui, a definire casi puntuali, inglobati come sono dentro oggetti significativi: la delimitazione spaziale resta aperta, perché il progetto di architettura molte cose comprende e, tendenzialmente, poche esclude.
Visti i casi qui riportati, direi che, in pratica, le chiavi metodologiche non sono diverse, se si tratta di centri minori o di grandi città. Il loro design è rivolto a costumi, a modi di vita estesi; sembrano abiti che ciascuno porta in giro per la città come per le campagne. Non noto infatti nessun bamboleggiamento, a favore di costumi che erano dei bisnonni e che sono stati tirati fuori dalla naftalina per la festa del paese: e, allopposto, nessun carattere di "losangelizzazione", per inseguire una modernità che rende uguali gli usi e gli oggetti dei cittadini mondializzati. Paiono invece dire: "noi siamo qui, e guardiamo fuori: ma non diciamo di voler essere diversi da come, in effetti, siamo". Il segno è quindi forte, talora perentorio.
Realismo e concretezza sono caratteri singolari degli Autori; le opere qui raccolte hanno radici ben salde e denotano risultati di vero successo nel nostro ambiente comune, senza trapianti letali, senza omologazioni prudenti: qualità e circostanze preziose perché in molti casi sono proprio gli arredi, urbani o meno urbani che siano, a portare segni di queste due opposte tendenze.
Limpegno difficile, lesito felice, vengono dalla necessità di stabilire un rapporto di scala fra preesistenze e arredi che traspare fin dalle prime pagine: i molti disegni, geometrici e prospettici, partono dal controllo di misure esatte, in pianta ed in alzato. Attraverso lunghe fedeli rielaborazioni rendono fissi gli schizzi iniziali. I dettagli grafici, le didascalie, i particolari tecnologici, mantengono intatta la freschezza degli spunti originari: metodo di progetto, questo, dedotto forse dallesperienza anglosassone del workshop, cui spesso gli Autori denotano di fare ricorso; e ciò, sia in modo esplicito, sia, spesso anche, in modo implicito; a me così pare che sia.
Molto fitto è il rapporto con la Committenza, stabilito dai progettisti nelle realtà locali. Talora (Workshop Arredo Urbano) la Committenza è inventata, nel senso che, anche in mancanza di un preciso rapporto contrattuale, gli architetti - in sede di ricerca - tracciano un filo di collegamento fra il voler essere e lessere, rispetto a tanti enti che per definizione dovrebbero assumere ruoli concreti, definiti negli stessi quadri politico-amministrativi. Anche il ricorso a modelli costruiti in astratto, per strappare interlocuzioni necessarie, ha spinto questi architetti ad assumere compiti e finalità inusuali nel mondo professionale corrente in Italia: verificabile però in qualche esempio straniero. Perché le difficoltà italiane sono spesso difficoltà comuni con tante altre aree geografiche.
Il termine arredo, nella definizione di "arredo urbano", dice e non dice. Non si tratta qui di far nascere la casa con il suo arredo, perché qui non ritroviamo grandi spazi pubblici progettati assieme al loro arredo. Il caso di chi compra una casa che cè già e vuole arredarla, secondo le proprie necessità, è forse più vicino. Se questo - come ogni esempio - serve solo per focalizzare lattenzione dellinterlocutore, potrei notare che, negli esempi qui presentati, prevale la volontà di alterare al minimo le strutture preesistenti, per renderle - al più presto - vivibili. Anche quando una piazza - come la Piazza Vittorio di Torino - viene da loro scoperchiata per ricavarvi sotto un parcheggio, il disegno generale, storicamente assestato, denota poche varianti essenziali. Nel rispetto della piazza, delle strade, delle case, emerge lo scopo di migliorarle: per raggiungere un esteso comfort e alcune comodità attraverso luso proprio di arredi, lasciando poche tracce.
Vorrei che queste tante, belle immagini, fossero oggetto di particolari analisi da parte del lettore: grandi tavole con fotografie e didascalie inerenti; disegni dal grande contorno, con zone messe in maggiore evidenza; scritte che richiamano in sintesi i punti chiave del progetto.
Le proposte di minuti inserimenti nel tracciato dei luoghi riplasmati, sono tutte e sempre fedeli al gusto attuale: arredi quindi da considerare - nel significato corrente del termine - moderni.
Mi pare di intravedere un percorso di cultura che - tramite Milano - vada verso la Francia e lEuropa del Nord, con reciproci scambi di suggestioni: senza il desiderio di riconsiderare il revival ottocentesco, con segni ammiccanti. Il distacco con il passato è qui sempre chiaro e forte: uso questi aggettivi per sottolineare la chiarezza geometrica con cui le diverse occasioni funzionali sono tradotte in forme, attraverso luso di tecnologie proprie.
Questi oggetti hanno preso forma ed evidenza, proprio perché hanno in sé la cultura dellindustria, dellartigianato organizzato: con qualche eloquenza, anche.
La vivacità dei piccoli centri storici italiani, di alcune bande della banlieue proche suscitano interpretazioni progettuali più aperte alla condivisione: e dei luoghi e delle persone. Proprio perché le grandi città presentano nei loro luoghi centrali, disposizioni auliche, lì si fa più evidente e forte il colloquio teso e problematico con le innovazioni.
Purtroppo non sempre ciò che alcuni di questi grandi piani urbani prevedono in ogni minimo particolare risulta realizzato in pratica. E così anche purtroppo avviene che oggetti, grandi o piccoli che siano, derivati da produzioni di serie, e destinati ad usi multipli, non sono poi messi in opera con la consulenza di chi il piano conosce, per averlo progettato. Infatti anche i prodotti di serie non vanno a posto da soli: devono essere usati attraverso accurati controlli spaziali, anche attraverso riporti in scala, fedeli alle istruzioni per luso contenute nel piano generale.
Infatti ogni oggetto, come ogni arredo di serie, non può essere collocato ovunque. E non sempre qui si trovano soltanto oggetti di serie: nei punti qualificanti, polari, non mancano aperture alle arti bizzarre di un design doccasione formalmente disinibito (fontana a Fossano).
Noto anche come la presenza di eccezioni al metodo, rendono la cultura di questo libro più interessante: e parlo dellimpiego dei fanali monumentali - di bel disegno anni Trenta - per Piazza Vittorio.
I tanti oggetti di design qui raccolti, sono riferiti alle buone occasioni di vivere allaperto: modi che il Nord dItalia conosce poco e che il Sud realizza ovunque possibile. La presenza di pedoni allude a luoghi di sosta e di conversazione: questi hanno forme diverse per diversi gruppi sociali, per diversi gruppi detà.
Caso singolare è dato dalle attrezzature per il ponte di Aranco: quella pavimentazione che sale da terra, fino ad altezza duomo, e che ridiscende dalla parte opposta, è certamente suggestiva: la seduta leggera e trasparente, anteposta verso la passeggiata panoramica affacciata sul Sesia, aggiunge un tono di cordialità al geniale inserimento.
Tema questo che ha qualche assonanza con la cavea mistilinea tracciata per un parco. La mia attenzione ritorna però soprattutto a considerare minuti oggetti, posti da commento ai progetti maggiori: come i getta o porta rifiuti di Borgosesia, Torino, Mestre; i dissuasori di Piazza Vittorio a Torino, i paletti statici, i portabiciclette, i paletti a molla per Mestre.
Anche progetti, di architettura senza aggettivi, sono presenti: il Moscow Holiday Center, e le Barche di Coin, a Mestre.
Lì larredo urbano si mischia, con singolare facilità, a concetti spazialmente più ambiziosi, a definizioni formali che paiono verificare, in grande scala, i pensieri e disegni riferiti agli oggetti duso comune.
Lascio ora il lettore che ha avuto voglia di leggere questa mia prefazione, di iniziare la lettura del libro, utilizzando se vuole, per qualche puntualizzazione, per qualche incrocio di suo interesse, lindice generale e gli indici dei luoghi e degli argomenti.
Roberto Gabetti