Paolo Corsini
Sindaco di Brescia

Complesso monumentale, luogo di memorie, stratificazione di epoche, di vicende e culture, teatro di vite vissute con autentica spiritualità, il monastero di Santa Giulia ha sempre costituito punto di riferimento della città, simbolo della sua identità e documento del suo straordinario passato.
Il complesso monastico, come ben comprova questo accurato ed elegante volume, si propone quale straordinario aggregato di forme architettoniche, di documenti della vita artistica, di un vissuto spirituale, religioso e civile sedimentato nel tempo storico. Non a caso Santa Giulia è stato definito “luogo strepitoso ed insospettato”: fra le sue mura è infatti possibile rintracciare una ricchissima sequenza di orizzonti cronologico-culturali susseguitisi nell’arco di più di due millenni, dall’età del Bronzo medio-recente sino all’alto Medioevo, dall’età veneta a quella napoleonica.
Sceglierlo come sede del Museo della Città è stata quindi scelta fondata ed inevitabile; farne un grande museo, che non fosse solo contenitore statico di reperti archeologici e opere d’arte, da conservare e da tutelare, ma racconto della nostra memoria, luogo di scoperta e di testimonianza della storia di Brescia e del suo territorio, strumento di “comunicazione culturale”, capace di “dialogare” con i suoi visitatori, è stata impresa complessa che - ne siamo consapevoli - è solo agli inizi.
La grandiosità di Santa Giulia non va quindi letta solo nella direzione della sua esemplarità di oggetto prezioso, di museo-monumento, ma rapportata piuttosto al paragone di diacronico palinsesto di storia della città, di museo-città.
Un’identificazione, simbolica e culturale, di recente espressa da uno dei padri nobili del Museo, Andrea Emiliani, con la consueta, amorevole, pregnante acutezza: “Brescia esalta in Santa Giulia il ritratto perfetto del più grande e importante tra i diversi musei italiani: il Museo Civico, il Museo della Città, della sua comunità, del suo vivere e del suo lavorare.
In queste belle pietre vive tutto il suo pensiero”. Il Museo della città in Santa Giulia si propone, dunque, come uno dei musei civici più eminenti d’Italia, per la rilevanza archeologica del sito, per le molteplici peculiarità del contesto architettonico e monumentale, per la possibilità offerta di integrare armoniosamente edifici in elevato, sedimento archeologico plurisecolare e manufatti artistici, per la funzionalità e l’estensione degli spazi espositivi.
Un traguardo raggiunto grazie alla preziosa e lungimirante collaborazione della Fondazione Cab ed al perseguimento di alcune idee guida volte ad assegnare al complesso monastico di Santa Giulia una pluralità di funzioni, in cui gli scavi e la tutela, i restauri e la conservazione, la ricerca, i nuovi processi di musealizzazione hanno costituito una costante - penso alle più recenti aperture delle straordinarie Domus dell’Ortaglia o del Viridarium - tesa a valorizzare e mantenere vivo il complesso monasteriale, anche attribuendo compiutezza alle potenzialità museografiche dell’intera area archeologica nella quale Santa Giulia è inserita, dalla zona forense (Basilica, Foro, Capitolium), al teatro, dalle antiche abitazioni e terme al decumano che collega tutte le evidenze richiamate.
Un museo spazio per eventi, luogo che non poteva non essere anche sede di occasioni espositive temporanee di prestigio - ad iniziare dal ciclo pluriennale “Lo splendore dell’arte”, - oltre che atte ad esibire preziosi ed accurati allestimenti permanenti, ove praticare le più recenti acquisizioni del dibattito museologico e museografico.
Un museo, dunque, concepito in termini innovativi, quale feconda sollecitazione per l’approntamento e la crescita di nuovi progetti che arricchiscano il sistema museale-espositivo bresciano nel suo complesso, anche nei territori del nostro presente, sul versante dell’arte moderna e contemporanea, al fine di ulteriormente radicare l’immagine di Brescia come città di storia ed arte, quindi strumento teso a veicolare la conoscenza, nonché rapporti culturali, nazionali e internazionali, della città.
Il volume, recuperando con sapienza le suggestioni che Santa Giulia sa proporre al lettore attento, offre pertanto pagine preziose che aiutano a non dimenticare come, nelle pietre secolari del monumento, batta tuttora il cuore di un tempo millenario, con il suo silenzio e le sue parole: un luogo e un Museo che mantengono la capacità di evocare un immaginario densamente articolato, ricchissimo di significati indissolubilmente connessi alle vicende del tempo e della città.


Alberto Folonari
Presidente della Fondazione CAB

Santa Giulia: il nome riassume in sé gli elementi di una storia grande che si intreccia indissolubilmente con il percorso sociale, civile e religioso attraverso i secoli.
Nelle strutture del complesso monastico traspare l’importanza di Brescia all’epoca di Desiderio, eletto re dei Longobardi nel 757, come grande città europea e crocevia di fondamentali rapporti politici, sociali e culturali. In un periodo cruciale della storia dell’occidente Desiderio fu uno dei maggiori protagonisti di quegli avvenimenti, dolorosamente ferito dallo spezzarsi del sogno longobardo di unire l’Italia, infranto per sempre dall’alleanza tra il Papato ed i Franchi di Carlo Magno. Tuttavia, anche nel successivo periodo carolingio il monastero fondato da Desiderio e Ansa conservò intatta la sua importanza. Di questi “ricordi” si avverte la presenza, tuttora forte, allorché si varca, ogni volta, il portone d’ingresso dello splendido complesso architettonico oggi divenuto sede del Museo della Città nel quale, davanti agli occhi del visitatore, si spalancano le vicende di un popolo e di una storia lunga più di duemila anni.
La straordinaria bellezza dell’area espositiva - dodicimila metri quadrati - è messa in evidenza dall’essere incastonata tra i chiostri rinascimentali e le tre chiese del complesso monastico: la basilica longobarda di San Salvatore, l’oratorio romanico di Santa Maria in Solario, la cinquecentesca chiesa di Santa Giulia a cui si aggiungono poi i contigui reperti romani delle Domus dell’Ortaglia e del Viridarium, perfettamente integrati in un grandioso “unicum”.
A proposito delle Domus, il cui recupero è stata seguito con particolare cura dalla Fondazione CAB, va sottolineato lo sforzo teso alla ricerca del massimo risultato, con una musealizzazione curata nei minimi particolari e un’ottimale ambientazione esterna dell’opera, stimolo per ulteriori progetti che travalicano le mura fisiche del museo e vogliono estendersi alla città. Infatti questa delle Domus vuole essere solo la prima tappa del recupero, ormai divenuto indispensabile, di tutto il quartiere romano adiacente a Santa Giulia di cui fanno parte il foro, il Capitolium, il teatro e altre vestigia, come le celle del santuario di epoca repubblicana, riccamente affrescate. Il tutto visto nella logica, valida per tutti i musei ma per Santa Giulia particolarmente calzante, che un museo non è mai finito.
L’impegno delle istituzioni pubbliche e private, che hanno voluto il Museo di Santa Giulia, è quindi di continuare negli interventi ed estendere quella “confidenza” con la città senza la quale il Museo, per quanto bello e importante, rischia di perdere significato. L’intento infatti è di portare avanti l’immagine di un luogo vivo dove si va volentieri e non solo “una tantum”, un museo che è anche spazio di ritrovo comune, luogo piacevole dove incontrarsi. Piacevole per l’ambiente e perché lì ci sono in mostra, sapientemente recuperate, le radici della città.
Un grande studioso come Jacques Le Goff ha scritto che il complesso architettonico di Santa Giulia è la più straordinaria aggregazione di forme storiche e di documenti della vita artistica e del vissuto civile che esista in Italia. L’averlo recuperato e restituito in pieno splendore alla città è motivo di grande orgoglio. Intervenire a fianco del Comune per la riqualificazione di Santa Giulia e per la sua destinazione a Museo della Città è stata una scelta non facile per la Fondazione, ma si è dimostrata vincente. Certo, l’impegno è stato grande non solo per l'entità dell’investimento, quanto per il significato e la configurazione che la partecipazione di un privato (la Fondazione CAB) a fianco dell’Ente pubblico avrebbe dovuto assumere in una operazione culturale di così ampio respiro. Non si è trattato di una semplice sponsorizzazione, ma di un carico complessivo assai forte in termini di persone, di coinvolgimento decisionale, di costante attenzione, di stimolo e condivisione.
La realizzazione del Museo della Città in Santa Giulia, dunque, appare come la summa concreta dell’idea “rivoluzionaria” di unire pubblico e privato in una partnership efficiente. Eravamo e siamo convinti dell’altissimo valore simbolico e culturale di Santa Giulia; della forza innovativa e della dimensione internazionale che la musealizzazione di questa affascinante testimonianza poteva assumere e nel contempo dell'importanza che la sua valorizzazione poteva avere per far meglio conoscere Brescia come città di cultura e di arte.
Oggi questa“missione”, in gran parte compiuta e arricchita da altre iniziative culturali di prestigio come le mostre Il futuro dei Longobardi, Bizantini Croati Carolingi, Vincenzo Foppa, l’Afrodite ritrovata, e il programma delle Grandi Mostre, raccogliei frutti di un intenso lavoro che ha cambiato l’immagine e la vita della città.


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