Prefazione

di Arrigo Rudi



Appare assai difficile oggi, per chi volesse occuparsi dei problemi della museografia, cioè della pratica della progettazione e dell’allestimento museale, avere informazioni attinenti a questo tema. Assai rari, se non rarissimi, sono i testi specifici sull’argomento, spesso soltanto di natura tecnica e/o specialistica.

Predomina oggi nella letteratura sui musei l’illustrazione di opere singole, di progetti di musei ad opera di architetti, famosi o meno, in cui emerge soprattutto il profilo formale, documentato e illustrato come un’opera di architettura, senza particolare attenzione ad approfondimenti di natura museografica che diano conto dei criteri organizzativi, delle richieste della committenza, delle scelte di organizzazione dei contenuti e delle questioni relative all’allestimento espositivo: tecnologie, illuminazione, microclima, ecc.
La documentazione fornita attiene volta per volta alla illustrazione dell’opera del progettista senza che appaiano, e siano descritti anche nelle monografie e non soltanto sulle riviste specializzate, le ragioni e i contenuti disciplinari degli interventi.
Nonostante gli straordinari cambiamenti di cui i musei sono stati oggetto in questi ultimi anni, sembra che attorno a queste questioni, assai importanti, non vi sia stato un adeguato approfondimento scientifico. Il confronto non è certo paragonabile all’interesse culturale che ha accompagnato, all’incirca attorno agli anni ’30 del secolo scorso, il dibattito teorico attorno al museo e che ha costituito un importante riferimento per la costruzione del museo moderno e contemporaneo.
Molti sono i saggi e gli studi di contenuto museologico (perché molti sono gli operatori presenti nel settore: direttori di musei, conservatori, critici, docenti della disciplina, soprintendenti, etc…), nei quali è talvolta riscontrabile un interesse per le relazioni tra museologia e museografia. Basterà, a questo proposito, richiamare il nitido, acuto libretto di Adalgisa Lugli, una studiosa troppo precocemente scomparsa, (Museologia, Jaca Book, Milano 1992).

Va anche ricordato l’impegno di Edizioni Lybra Immagine, che da anni si dedica a documentare e promuovere studi e progetti intorno ai temi di interesse museografico ed espositivo.
La presenza di questi studi fa comprendere come l’attenzione per queste discipline sia attiva e sempre aperta al dibattito ed all’approfondimento critico e dialettico. Non ci sembra invece di ricordare importanti pubblicazioni recenti riferite al campo delle normative e delle tecniche museografiche, che sistematizzino in modo organico i contenuti e i requisiti che una rinnovata e diversa istituzione pone (questa lacuna è probabilmente imputabile alla diversa natura ed interessi degli operatori del settore).

Bisogna risalire ad alcuni libri ormai lontani nel tempo e probabilmente caduti nell’oblio: a Il Museo negli anni ‘80 di Franco Minissi (Kappa, Roma 1983), in cui vengono minuziosamente analizzate le problematiche della organizzazione e progettazione dei musei, con esemplificazioni di natura critica, anche se non sempre tutte condivisibili, poiché giudizi di una personalità direttamente implicata nella progettazione. Un testo comunque di significativa importanza, quasi una guida alla comprensione delle problematiche che sottendono la progettazione dei musei.
Ma il testo forse più importante, un vero e proprio “manuale” nel senso letterale del termine è un libro pubblicato in Francia nel 1986 dal Ministero della Cultura e dalla Direction des Musées de France e tradotto in italiano, nel 1990, per iniziativa di Fredi Drugman (un amico carissimo di cui sentiamo ancora vivo il rimpianto, al tempo ordinario di Museografia nella Facoltà di Architettura del Politecnico di Milano) con il titolo di Fare un museo. Come condurre una operazione museografica (Esculapio, Bologna 1990). In questo libro, con una chiarezza ed un pragmatismo tipicamente francesi, si descrivono tutti i problemi che si pongono per una corretta progettazione dei musei e in cui vengono individuate non soltanto le problematiche e i requisiti, ma vengono fornite indicazioni operative per la soluzione dei problemi di organizzazione e di allestimento dei musei.

L’autore di questo libro, Luca Basso Peressut ha fatto dei musei e della museografia il tema centrale dei suoi studi e della sua ricerca. Mi sembra qui interessante ricordare il suo grande impegno per promuovere e approfondire gli studi attorno a quei musei di contenuti e tematiche del tutto particolari e scarsamente approfonditi (visto il prevalere di un orientamento generale degli studi di settore verso i musei dedicati alle arti figurative): i musei scientifici. Vorrei qui richiamarne alcuni: Stanze della Meraviglia, dedicato ai “Musei della natura tra storia e progetto” (Clueb, Bologna 1997) e Musei per la scienza, spazi e luoghi dell’esporre scientifico e tecnico (Edizioni Lybra, Milano 1998) ed ancora Il Museo della cultura politecnica. Luoghi del sapere, spazi dell’esporre (Unicopli, Milano 2002), tutti libri che analizzano questi argomenti e queste tipologie museali, in qualche modo rimasti esclusi dal dibattito, reinserendoli a pieno titolo nel vivo della cultura del progetto museale oggi.

Ed è questo un merito non piccolo. C’è da dire che in questi suoi libri Basso Peressut ci mette di fronte ad un procedimento del tutto singolare, che diventa quasi una costante del suo modo di indagare i problemi: enunciare un tema di interesse, definirne la struttura e l’interpretazione attraverso la stesura di un saggio e attorno a delle tesi, annunciate e indagate, raccogliere una serie finalizzata di contributi di vari studiosi e di esempi di realizzazioni a sostegno e/o a sviluppo delle tesi assunte.
Tutti i libri sopra richiamati sono costruiti secondo questo artificio che, a parte un primo impatto in qualche modo sconcertante, contribuisce a formare un testo ricco, interessante, che consente di fruire, attorno al tema individuato, di interpretazioni e di punti di vista molto articolati.
In questo modo è costruita anche questa nuova pubblicazione, dal titolo particolarmente allettante per chi si occupa di Musei e della loro costruzione: Il Museo Moderno. Architettura e Museografia da Perret a Kahn.
Nel saggio introduttivo del volume, “Musei e museografia nell’età del Moderno”, l’autore riassume in sintesi le ragioni e i contenuti del libro e definisce i confini temporali, lo spazio storico entro il quale si colloca la ricerca oggetto del suo studio, cioè il periodo a cui fare riferimento per la definizione del “Museo Moderno”, che copre (citiamo direttamente) “il cinquantennio che va dagli anni Venti ai primi anni Settanta del Novecento, in cui massima è stata la concentrazione di riflessioni, proposte, progetti e realizzazioni dove è chiaramente riconoscibile il contributo alla riforma museale in Europa e negli Stati Uniti”.

Ma a Basso Peressut un’altra questione preme sottolineare ed è l’interesse particolare e specifico cui il suo lavoro è finalizzato: “… viene qui privilegiato un punto di vista preciso, quello che riguarda la fenomenologia delle espressioni fisiche di questo processo: architettura, spazi e allestimenti espositivi, alla luce di un dibattito che ovviamente non può non ricomprendere tutti i punti di vista (non solo quello dei progettisti ma anche quello dei teorici dell’istituzione, non solo i museografi ma anche i museologi)”.
Appare così chiaro il significato del sottotitolo del libro e dell’uso dei termini Architettura e Museografia e cioè di un interesse rivolto alla costruzione dei musei ed alla loro organizzazione ed allestimento.
Abbiamo fatto cenno alla scelta dell’autore di porre a confronto tesi enunciate ricorrendo alla citazione di autori implicati nella materia oggetto dello studio, convitati in qualche modo a discutere tra loro (ed a loro insaputa) ad un sorta di particolare “tavola rotonda”.
Riprendiamo, in merito a questa scelta, le parole dell’autore: “Per concludere, una breve riflessione sulla struttura antologica di questo volume, che esplicita la scelta fatta da chi scrive di approfondire le tematiche del rinnovamento museale nel Ventesimo secolo attraverso il confronto tra le posizioni di chi, con maggiore originalità o metodo ha affrontato il compito di elaborare e concretizzare la teoria e il progetto di Museo Moderno. Una scelta che privilegia la possibilità di dare al lettore la facoltà di accedere direttamente alle fonti per verificare secondo propria necessità incroci e confronti delle idee messe in campo”. Ne deriva una lettura più ricca e vivace per le diverse personalità degli autori implicati e per i diversi modi di scrittura.
L’autore divide il libro in tre parti distinte, ciascuna con un preciso grado di autonomia, con finalità e contenuti chiaramente identificabili fin dal titolo. Ciascuna parte è completata da una selezione di brani scelti che integrano l’argomento trattato, facendone un testo autonomo ed indipendente, quasi un “libro nel libro”.

Nella prima parte, “Tradizione e innovazione”, viene analizzata la “messa a punto” dell’idea di Museo Moderno, che si è sviluppata e ha preso consistenza attorno agli anni Venti del XX secolo. Vengono qui raccolte, come sempre introdotte da un saggio dell’autore, e messe a confronto le idee dei protagonisti principali del dibattito che si andava sviluppando in questi anni, e di cui i saggi scelti, pubblicati tra il 1927 ed il 1934, sono testimonianza significativa.

Nella seconda parte, la più complessa ed ampia, che Basso Peressut chiama, con una felice espressione, “Icone museali del Moderno” emergono con maggior evidenza le idee che sul museo e sulla sua organizzazione - in una parola sulla museografia - esprimono museologi, critici, storici, e direttori di musei, insieme ai maggiori architetti del tempo (gli scritti vanno all’incirca dagli anni ’30 agli anni ’50 del XX secolo) da Le Corbusier, a Wright, a Mies Van der Rohe, a Walter Gropius. C’è da dire che assai interessanti si presentano proprio gli interventi degli architetti, che uscendo dal loro ambito professionale, riflettono sull’idea di museo e sui modi della sua realizzazione, fornendo chiare ipotesi di organizzazione, ancora oggi stimolanti e condivisibili, e traendo considerazioni teoriche generali, pur avendo sempre presente la volontà di dare forma costruita alla teoria.

Nella terza parte del libro, “Il dialogo con la storia”, l’autore, con il metodo già descritto in precedenza, raccoglie contributi al dibattito sui musei, teorici e specifici di vari autori, critici e progettisti che interessano il periodo tra gli anni ’50 e ’70, facendoli precedere da un suo saggio in cui vengono chiariti il senso e le ragioni del titolo in una panoramica critica che analizza le relazioni tra musei e storia, in un periodo in cui le idee sul problema sono già consolidate e condivise.

La scelta degli autori è particolarmente stimolante, e poiché di storia e tradizione si tratta, si fa finalmente riferimento ad autori italiani. Una presenza purtroppo rara nelle prime parti del volume, che documenta il fatto che il nostro paese è rimasto per lungo tempo estraneo all’approfondimento dei problemi legati al rinnovamento dei musei. Conclude la ricerca una bibliografia, divisa per periodi, di grande articolazione e completezza.

In conclusione un libro esauriente e di grande interesse che costituisce a nostro avviso l’opera più completa finora apparsa sull’argomento, uno strumento anche di grande valore didattico, indispensabile per chi oggi voglia occuparsi di un tema di grande rilievo storico e contemporaneo: il Museo e la sua costruzione.


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