Antonio Piva

Il museo: La coscienza
lucida dell'ambiguità

Dialoghi con: Irma Arestizabal; Gabriella Belli; Paolo
Biscottini; Franco Giorgetta; Ivana Iotta; Giovanni
Pinna; Gemma Sena Chiesa; Bianca Triaca

© Edizioni Lybra Immagine 2004

Pagine 128
Oltre 400 immagini colore e b/n
Formato 21,5 x 24
Isbn 88-8223-078-3
Euro 16,00


Alla luce della sua esperienza, Antonio Piva indaga le problematiche museologiche e museografiche che si intrecciano nella progettazione e nella gestione dei musei. Attraverso il dialogo dell'autore con museologi, studiosi e direttori di musei, il libro si interroga, e ci interroga, sulle questioni fondamentali e complesse che ci troviamo ad affrontare nel progetto museale, nella sua definizione e finalità.
Esperienze tra loro differenti e complementari delineano un quadro tutt'altro che omogeneo di priorità e di soluzioni in cui emerge, come punto fermo e indispensabile, la visione dell'architettura come strumento funzionale, contingente, indissolubilmente legato all'analisi storico/critica delle necessità di una società e della sua cultura e, perciò, articolato e complesso.

"Questo volume nasce dal desiderio di mettere a frutto la carica di ottimismo accumulata in Camerun durante i lavori di progettazione e realizzazione dei quattro musei, oggi aperti al pubblico a Bandjoun, Bahan, Mankon, Babungo. Nasce da una esperienza umana e professionale indubbiamente positiva che mi ha spinto a riesaminare problemi e posizioni teoriche che appartengono al presente. Nasce dal desiderio di dialogare con gli studenti, con le persone che si occupano a vari livelli di musei, con gli amministratori che non sempre possono essere a conoscenza della complessità di argomenti che si presentano spesso in modo ambiguo.
Ho scelto la strada del dialogo: ho invitato alcuni studiosi con cui ho avuto la fortuna di lavorare o di seguire nel loro lavoro, ho fatto loro alcune domande che riguardano direttamente le loro esperienze di museologia e, in alcuni casi, anche di gestione dei musei stessi in cui sono impegnati direttamente. Questi dialoghi hanno consentito una visione doppia dello stesso argomento affrontato sia dal punto di vista del museologo che da quello del museografo. Spesso le visioni coincidono, in alcuni casi il dibattito si amplifica toccando vari campi e settori di pertinenza trascurati o del tutto ignorati. Non credo sia importante rimarcare i consensi di alcune posizioni enunciate quanto piuttosto la coscienza lucida dei problemi che emergono con le loro relazioni sconfinate.
Ho ritenuto utile, nella prima parte del volume, stabilire le coordinate del dibattito, nella seconda parte sviluppare, con una serie di incontri, un dialogo che riguarda i paesaggi, i siti archeologici, i musei d’arte antica, i musei d’arte contemporanea, i musei diocesani, i musei di storia naturale. La terza parte del volume documenta, invece, l’esperienza camerunese che viene introdotta da chi ha progettato tutte le fasi del programma di salvaguardia delle collezioni reali in cui sono confluite gran parte delle esperienze maturate in tanti anni di lavoro 'in campo'.
Il progetto dei quattro musei camerunesi comparirà integrato da tutti quegli apporti che sono valsi alla definizione dei temi e dei problemi. Capita di rado poter presentare un progetto dello spazio congiuntamente al progetto storico critico tanto strettamente legati tra loro da non poter essere letti in modo disgiunto. Questo metodo riattribuisce all’architettura il suo ruolo di servizio che le appartiene di diritto ma che troppo spesso è rinnegato in nome di una autonomia centro e fuoco di una polemica che tende a strapparla dagli intrighi della complessità. La funzione non solo sociale dell’architettura ma anche di tramite della conoscenza è centrale in questi nostri appunti".
[Dall’introduzione di Antonio Piva]