La
continuità e lo specchio
Progettare architetture e
paesaggi fluviali
Archivi di paesaggi e esiti della ricerca
Laura Sasso
Continuità di ricerca
Dal giardino botanico e le sue relazioni con la città agli Archivi di paesaggi, dagli Archivi di paesaggi a due giornate di confronto di livello internazionale sui temi del lungofiume, della campagna, dei bordi della città: processi di ricerca che tengono conto delle esperienze maturate in molti anni, nel comune intento di includere aspetti e problemi diversi, nellaccettarne le interdisciplinarità, nellapprofondire con circolarità e competenze molteplici quanto si abita, noncuranti di ciò che è territorio e ciò che è paesaggio.
Difficile datarne le origini; mi pare comunque utile citare tre temi di ricerca che hanno in nuce quanto si è sviluppato in anni recenti: gli studi lungo il Sangone dalla confluenza con il Po sino alla sua sorgente, quelli sulla città museo, applicati a Canelli e al suo paesaggio connotato da fiume e collina, quelli sulle questioni urbane, con riferimenti a Torino e altri casi in Piemonte 1. Cito infine la ricerca PRIN 1999 Città natura museo paesaggi. LOrto botanico di Torino e altri luoghi 2 senza la quale non si può comprendere appieno questultima sugli Archivi di paesaggi, conclusa rispetto ai tempi ministeriali ma tuttora aperta ad ogni possibile ed auspicabile applicazione e prove di fattibilità 3.
Si tratta di un percorso di duro lavoro che nel suo attuarsi ha lasciato emergere come a partire da studi mirati alla conservazione e al rinnovamento dellorto botanico in Italia - tra storia e progetto - proprio la ricerca di continuità con il sistema fluviale del Po lungo il quale lOrto botanico dellUniversità di Torino è situato, è stato ciò che ha consentito di abbozzare un progetto di respiro molto più ampio.
Dunque, nellambito di più vasti studi sulla città e le sue strutture di collegamento con il territorio, il tema dellorto o giardino botanico inteso nellaccezione unificante inglese botanical garden - non solo è loccasione per verificare, come ci si era posti inizialmente, questioni di confine tra architettura, natura, città, paesaggio, ma anche è loccasione per lavorare ad un progetto aperto a numerose interdisciplinarità.
Si tratta di un progetto che si propone di integrarsi con le diverse realtà, con quanto è già stato attuato o in fase di attuazione, che ricerca continuità culturali e vocazionali (per esempio: le mostre nazionali e internazionali lungo la suggestiva asta del Po a partire dal 1884); si tratta di un progetto che predilige la riqualificazione dei tessuti di bordo della città lungo i fiumi, con il proposito di inserire qualche nuovo elemento attrattore dei parchi laddove possibile, con lintento di dilatare le aree a giardino e parco, per contrastare limmagine ricorrente della città che le corrode e le rosicchia.
Nello specifico, il progetto considera e rivaluta luoghi particolarmente suggestivi lungo il Po con forte polarità: lOrto e linsieme del Castello e del parco del Valentino, altri due poli di giardini a tema, il Giardino dei Semplici, il Giardino delle Delizie e lOrto ai confini ovest del Castello medievale, e il Giardino Fenologico nel parco delle Vallere. Individua inoltre ulteriori situazioni strategiche tra le quali le zone cosiddette della confluenza nord (Dora e Stura) e sud (Sangone).
Proprio lesserci occupati di certi territori della confluenza nord nei pressi della quale era situato lantico Castello e parco del Viboccone (Regio Parco) e ancor prima dellantica ansa del Sangone su cui si affacciava il Castello, i due giardini e il parco di Mirafiori, ha consentito di ragionare su immagini suggestive di realtà del passato, di progetti non attuati, sulla sedimentazione dei progetti di piano, ecc., tanto da aver suggerito lespressione archivi di paesaggi.
Forse gli stessi luoghi, con la presenza di segni del passato, resti archeologici da indagare, recuperare, rivalutare, sono paesaggi archivi di se stessi, archivi viventi, con sorprendenti potenzialità, da conoscere, da mostrare per la formazione, non certo paesaggi da archiviare nel senso del linguaggio comune di mettere da parte dopo averne constatato linutilità.
Laver dedicato una giornata di studio agli Archivi di paesaggi nel dicembre 2002 era stata per noi non solo una dichiarazione di interesse sui lavori in fieri, ma anche intuizioni su convergenze di interessi da parte di altri protagonisti che avevano aderito e contribuito alliniziativa 4. Dichiarazioni di interesse dunque nellindividuare altri casi-studio per leventuale progettazione di un sistema di centri di documentazione permanente, vere proprie occasioni per rinnovare e riqualificare luoghi, laddove necessario, a partire (per esempio, ma non solo) dai bordi lungo i corsi dacqua e i relativi parchi.
Archivi e paesaggi
Sullespressione forse un po ermetica Archivi di paesaggi erano già state date ampie spiegazioni in un intervento nel convegno conclusivo a Lainate il primo ottobre scorso 5.
Ma, se si pensa alle due parole chiave della ricerca ,archivio e paesaggio, esse esprimono due realtà che hanno pochi elementi in comune. Larchivio è solitamente inteso come raccolta di documenti e luogo dove essi vengono conservati (immagine di per sé statica). Il paesaggio, risultato di molteplici stratificazioni, è per sua natura dinamico, in continua evoluzione.
Prefigurare archivi di paesaggi significa riconsiderare il concetto di archivio, rileggere fonti e documenti in trame legate alla geografia. Si è visto che da un lato larchivio è tornato ad essere un luogo di riflessione importante; dallaltro, i lungo fiume nei tratti dei territori considerati, sono coinvolti nellampio processo di riqualificazione urbana.
Il dibattito sui temi della innovazione-conservazione (i luoghi e gli archivi), intreccia questioni diverse. Nei temi trattati si è privilegiato laspetto della comunicazione (tra divulgazione e formazione), lasciando a chi ha competenze specifiche questioni specialistiche dellarchivistica. Dellarchivio si è cercato di salvare la caratteristica di conservare e accedere a documenti fondamentali. Di esso si sottolinea la volontà di comunicare un valore e la necessità di documentarlo in modo organizzato. Che cosa nellarchivio - ci si è domandato - può e deve essere salvato nei confronti del possesso e dellapproccio alloriginale?
Nella ricerca si è privilegiata la connessione con il luogo: pare importante accedere fisicamente alle tracce, alle memorie, alle stratificazioni.
Del resto - si è anche visto - sta emergendo sempre più il concetto, che considera il paesaggio anche archivio delle tracce della storia degli uomini e della natura, ( ) bene culturale.
Le varie accezioni del termine archivio ci consentono, dunque, di provare ad immaginare un insieme di luoghi leggibili per i propri significati culturali e naturali oltre che, coerentemente alla definizione classica, singoli edifici dove sono conservati i documenti relativi a tali luoghi. Nei casi esaminati, entrambe le accezioni caratterizzano il concetto di archivio proposto. Ne scaturisce linteresse di accostarsi allinterpretazione del paesaggio come archivio aperto, in continua trasformazione, che recupera leredità del passato e si avvia a nuove forme e modi.
Ma se è necessario archiviare ciò che connota il paesaggio, occorre anche domandarsi quali elementi considerare e con che finalità: in specie finalità di conoscenza, per tutelare, pianificare e progettare il paesaggio, inteso come linsieme di spazi naturali, rurali, urbani e periurbani, i paesaggi eccezionali e quelli della vita quotidiana, i paesaggi degradati (cfr. Convenzione europea del Paesaggio di Firenze).
I luoghi affrontati suggeriscono archivi di documenti storico-culturali, di risorse da attivare per nuove strategie di valorizzazione, di sistemi insediativi, archivi del degrado, utili per ricercare strategie di valorizzazione.
Acqua e architettura
Lattenzione per la risorsa natura è fondamentale nella progettazione di programmi di gestione del territorio, per garantirne levoluzione rispettandone le peculiarità.
Nel caso di Torino, le linee di gestione e ricerca individuate dallOrto botanico, dal Parco del Po e dal Settore Verde Pubblico hanno consentito di formulare progetti che hanno condotto alla realizzazione di archivi biologici botanici lungo le sponde del Po, collegati virtualmente tra loro, distribuiti sul territorio che già possiede vari archivi, nel senso tradizionale del termine.
Ma il processo di valorizzazione del patrimonio contemporaneo esistente potrebbe basarsi su nuovi modi di approccio ai documenti del passato, estendendo il concetto di archivio da luogo di conservazione di documenti cartacei, a quello di oggetti fisici (territori e manufatti architettonici), ovvero sedimentazioni materiali di culture, di tecniche, di organizzazioni produttive, in grado di testimoniare e trasmettere conoscenze.
La ridestinazione duso di ampie aree dismesse in conseguenza dellattuazione del nuovo piano regolatore, della attuazione delle opere per i giochi olimpici invernali del 2006 offrono casi sui quali incentrare confronti tra archivi materiali e archivi cartacei e costruire reti di riferimenti metodologici anche al fine di favorire nuovi approcci alle architetture esistenti.
Reti archivistiche museali e sistemi fluviali
Innervature dacqua profonde, ampie, continue, irregolari, alvei prosciugati costituiscono il disegno di insieme del paesaggio fluviale alla scala territoriale e a quella metropolitana che si articola nei vari contesti. Per ogni corso dacqua vi sono immagini, fatti, racconti, suggestioni presenti tuttora in modesti archivi non coordinati, con i quali abbozzare tracce del loro passato in rapporto con la città.
Il Po è il corso dacqua principale ed ha avuto un ruolo di loisir e di navigazione nei secoli passati; la sponda sinistra dovrebbe costituire un parco continuo.
Il Sangone è oggetto di risanamento e recupero delle sponde, in molti tratti degradate e con orti urbani.
Archivi di paesaggi si pone anche come contributo a formare un archivio per verifiche progettuali nei confronti del paesaggio fluviale. I lungofiume nei tratti della città antica sono un immenso serbatoio concettuale che induce a riflettere su diverse forme di insediamento. La storia della città è la storia del lento modificarsi di queste relazioni tra volumi e spazi aperti, collettivi o privati. Il parco attraverso la sua presenza dovrebbe connettere i luoghi che potrebbero essere trattati in modo molto diverso, con lo scopo di esaltare la civiltà contemporanea e i paesaggi.
Le soluzioni proposte in Archivi di paesaggi intendono rivelare ricchezze, stratificazioni e complessità della tradizione del paesaggio fluviale di Torino, segnalando ciò che si corre il rischio di perdere.
In esse non vi è esclusione di cultura e natura, bensì il mutuo rafforzamento di legami che le connettono, talvolta celati. Occorre perciò censire e valorizzare ciò che già si possiede e ciò che si può ancora recuperare.
Di quanto i lungo fiume - nel territorio torinese - offrono, alcuni casi campione ritenuti significativi sono stati raggruppati in ambiti geografici aperti al territorio circostante, assecondando aspetti di continuità paesaggistica 6.
I contenitori scelti lungo linee di continuità dovrebbero salvare il rapporto archivio luogo. È noto che la memoria non è credibile se non connessa a luoghi e segni. È un meccanismo che richiede concretezza, per restare efficiente nel tempo.
Con archivi di paesaggi, si vuole sondare la praticabilità di un archivio anche come strumento per una consapevolezza collettiva 7.
Larchivio vuole essere il più inclusivo possibile e non ritiene di dover materialmente possedere documenti più o meno originali. Il filtro fondamentale è invece la connessione con i luoghi, ponendosi lobiettivo di raccogliere vari riferimenti, da ogni punto di vista, che possano essere utili per documentare i paesaggi. Forma, provenienza, proprietà, epoca dei documenti, pur nella loro diversità, essi dovranno però riferirsi al contesto fisico del contenitore dellarchivio. Ne consegue una logica ribaltata: il progetto parte dal presupposto che molteplici fattori concorrano al paesaggio: emergenze, tessuti e progetti di natura diversa.
Il filo conduttore legittimante dellarchivio è il riferimento al luogo; il materiale darchivio è ogni possibile elemento. Gli oggetti generano incroci con i luoghi. I paesaggi non sono archiviabili di per sé.
Tre luoghi e prove di fattibilità
Le sponde dei due fiumi che connotano i confini di Torino, alla fine dellOttocento ancora lontane dagli agglomerati urbani, sono ora segnate da tracciati di strade tangenziali e direttrici di penetrazione verso il centro, insediamenti industriali abbandonati o semi-utilizzati. Ad essi si alternano aree degradate, dove la relazione con il fiume permane evidente.
Tra depositi, cave di ghiaia dismesse, orti abusivi, tralicci dellalta tensione, si riconoscono tratti del paesaggio fluviale e dellantico sistema agricolo, antichi insediamenti edilizi, anche di origine medievale - il Drosso e lAirale - o resti di residenze sabaude andate distrutte - Mirafiori e Regio Parco -. Proprio a partire da questi documenti materiali, presenti nel territorio, è possibile, su basi di fonti archivistiche che documentano il passato, rafforzare tracce flebili o consistenti, e favorire il rispetto dei valori dei paesaggi 8.
Dopo sperimentazioni di progetto interne alla ricerca con esiti persuasivi pare indispensabile approfondire ulteriori prove di fattibilità con gli Enti esterni competenti.
Paesaggi fluviali archivi di se stessi
La quantità e molteplicità delle documentazioni che si potrebbero raccogliere e rendere consultabili continua a stimolare molte riflessioni.
Occuparsi della rete dei nuovi servizi culturali comporta di incrociare continuamente aspetti archivistici, comunicativi e gestionali con aspetti fisici, spaziali, territoriali. I primi coinvolgono i contenuti, i secondi coinvolgono questioni riguardanti i contenitori. Entrambi comportano lattenta osservazione dei luoghi tra nodi della rete archivistica (contenitori) e oggetti da archiviare (contenuti). Ma, nella maggioranza dei casi esaminati essi interagiscono tra loro.
I casi studio affrontati documentano diverse possibilità di progettare nodi tra loro coordinati, caratterizzati da situazioni differenti comprese tra gli estremi delle forti polarità e della profonda emarginazione.
Ricorrendo a priori alla virtualità, il progetto è poco invasivo, aperto e facilmente rinnovabile: a partire da percorsi a scala territoriale, approda ad allestimenti interni fortemente radicati nei luoghi.
Archivi di paesaggi, al di là della costituzione di unauspicabile nuova rete archivistica e museale, ha comunque consentito di venire a conoscenza di materiali documentali che raccontano paesaggi diversi e costituiscono nel loro insieme un patrimonio iconografico fondamentale per la cultura che li ha prodotti, la storia e il rinnovamento della città e del territorio.
La continuità e lo specchio
A complemento dei risultati, nel novembre 2004 si è svolto il primo dei due convegni internazionali: La continuità e lo specchio. Strategie europee a confronto per la riprogettazione dei paesaggi fluviali.
Le due parole chiave continuità e specchio hanno stimolato e accomunato gli interventi dei partecipanti.
Sullespressione la continuità e lo specchio si potrebbero tessere vari ragionamenti filosofici.
Lacqua, lelemento unificante delle nostre ricerche, in specie degli ultimi anni, evoca infatti continuità, circolarità, riflesso: continuità fisica dei lungofiume, continuità storica della progettazione dei paesaggi fluviali, benché non manchino fratture e interruzioni in entrambe le accezioni di continuità: lungo fiumi interrotti, frammenti di fiume abbandonati dalluomo o dal fiume stesso, frammenti di natura, di città del passato in unurbanizzazione indifferenziata e diffusa.
Molti i quesiti nelle fasi interlocutorie e organizzative precedenti il convegno: accettare le fratture di certi paesaggi fluviali? Riprogettarne le continuità? Fiumi che sono specchio delle realtà territoriali che essi attraversano: centri antichi e interminabili periferie urbane frammiste a zone industriali, parchi e zone agricole talvolta periurbane, reti di comunicazione stradali e ferroviarie che lacerano il paesaggio pur collegando territori tra loro.
I temi che si sono trattati sono molti e coinvolgono ambiti disciplinari diversi nel comune intento di confrontare le strategie già consolidate ed esplorare le sperimentazioni più attuali in Europa, per la riprogettazione dei paesaggi fluviali, connettendo tra loro sistemazioni idrauliche, aspetti tecnici e gestionali, questioni documentali, interessi archeologici, storici e artistici.
Acqua archivi architettura. Dal reale al virtuale
Nel novembre
Numerosi elaborati, modelli tridimensionali e lallestimento di un muro interattivo hanno illustrato le soluzioni di progetto per una possibile nuova rete di archivi nel territorio torinese, vero e proprio strumento di salvaguardia attiva del paesaggio fluviale, con caratteri di originalità e innovazione nei confronti del territorio. Si tratta infatti di un progetto che è anche un metodo. In quanto tale è proponibile nelle diverse realtà, per applicare a continuità territoriali i principi della documentazione archivistica e della comunicazione museale.
Come il progetto ricorre alla virtualità,
così nel febbraio
Paesaggi fluviali agricoltura e città
A complemento del convegno La continuità e lo specchio sui temi della progettazione delle continuità fluviali che connotano città e campagna, parchi e ampie realtà territoriali, nel febbraio 2005 si è svolto il secondo convegno internazionale previsto Paesaggi fluviali agricoltura e città. Strategie locali e internazionali a confronto.
I paesaggi agricoli e fluviali sono infatti diventati un ambito di forte interesse per gli architetti che riconoscono loro un ruolo fondamentale nel paesaggio, mentre lurbanizzazione continua a pervadere il territorio. Ma, lungo i paesaggi fluviali, città e campagna possono ritrovare nuove connessioni.
I temi trattati hanno richiamato linteresse di ulteriori esperti disciplinari e lattenzione su strategie, già attivate con sperimentazioni puntuali in contesti diversi, per rileggere e reinventare i locali paesaggi fluviali agricoli e urbani.
Dopo aver coordinato questultimo biennio di ricerca, vivi interessi permangono tra noi per il progetto, considerato al centro delle sempre più numerose relazioni interdisciplinari: interessi per lapprofondimento di soluzioni proiettate verso il futuro, attente alle continuità, quindi alla conoscenza di tutto ciò che è pregresso, non attuato o attuato solo in parte, interrotto, sopraffatto.
Ringrazio quanti hanno collaborato alle iniziative trasmettendo materiali originali di interesse collettivo che hanno consentito di pubblicare il libro.
Sono particolarmente grata a Marisa Maffioli e Valeria Minucciani per il dialogo continuo su questioni scientifiche, a Elena Bouchard, Giovanna Codato, Elena Franco e Raffaella Rava per la professionalità dimostrata nel collaborare anche a questioni organizzative, nonché a tesisti e studenti che vi hanno dedicato fresche energie con entusiasmo, contribuendo così a quella sperimentazione continua, senza schemi precostituiti, che garantisce lautenticità della ricerca stessa.
La mostra Paesaggi fluviali e città, allestita al Castello del Valentino nel febbraio 2005, documenta sostenibili relazioni tra didattica e ricerca.
1 Cfr. volumi a stampa a cura di Laura Sasso: Trame di città. Progetti in Piemonte, Celid, Torino 1994, Lungo il Sangone, Celid, Torino 1996, Canelli città museo, Celid, Torino 1999.
2 Ricerca nazionale Storia e rinnovamento del giardino botanico in Italia coordinata dal prof. Antonio Piva del Politecnico di Milano. Convegno internazionale a Milano, nellaprile 2002, Storia e rinnovamento del giardino botanico in Italia. Nuovi paesaggi, diretto dal prof. Antonio Piva, di cui sono disponibili gli atti, Marsilio, Venezia 2002.
Per i risultati della sezione di Torino coordinata da Laura Sasso, cfr. Orto giardino botanico e città. Un progetto per Torino e le sue acque, Celid, Torino 2002; Giardino botanico e città: Torino e altre situazioni a confronto, in Nuovi Paesaggi, citati.
3 Ricerca nazionale Gli archivi del progetto di urbanistica, architettura e design: spazi, organizzazione e gestione coordinata dal prof. Antonio Piva del Politecnico di Milano.
4 Nel gruppo di ricerca era infatti scaturita la necessità di confrontarsi con interlocutori che si occupano dei medesimi luoghi sia pur da punti di vista diversi: la prof. Rosanna Caramiello, direttore dellOrto botanico negli anni in cui si è svolta la ricerca e attuale responsabile e larch. Giuse Scalva della Soprintendenza per il paesaggio in Piemonte (entrambe consulenti della ricerca), il dott. Paolo Odone e il dott. Gabriele Bovo, responsabili dei due settori tecnici del Verde Pubblico della Città, il dott. Ippolito Ostellino, direttore del parco del Po nel tratto torinese.
Cfr. Atti del Convegno Archivi di paesaggi,
Torino, dicembre
5 Cfr. convegno a Lainate Milano nellottobre 2004, Nuove architetture per gli archivi del progetto, diretto dal prof. Antonio Piva, atti pubblicati da Edizioni Lybra Immagine, Milano 2005.
6 Tra le molte soluzioni possibili per le quali sarebbe comunque necessario approfondire le fattibilità, sono stati affrontati, sino alle scale del dettaglio, tre nodi expo-museali, ovvero centri caratterizzati dalla presenza di materiali consultabili, zone espositive, strutture info-divulgative, possibilità di accesso virtuale ad altri nodi, mediateca, bookshop, nonché dallaccesso diretto ai luoghi oggetto di archivio.
7 Circa i contenuti dellarchivio, il progetto complessivo non si prefigge di contenere collezioni settoriali tipiche degli archivi, bensì fondi documentari riconoscibili nella loro interezza: essi non provengono dalla medesima proprietà, non riguardano un unico periodo, non si riferiscono ad attori specifici.
8 I tre luoghi considerati.
Cascina Airale e dintorni. La cascina denominata dellAirale, ridotta a rudere per labbandono, è lunico rustico superstite della tenuta del Regio Parco. È un impianto urbano molto antico della prima metà del Cinquecento. I resti della cascina, nonostante le avverse previsioni di piano che non la consideravano, dapprima a favore della realizzazione del Porto fluviale della città e successivamente per lespansione del Cimitero, costituisce il più antico documento del luogo. Le demolizioni di parti pericolanti, eseguite per ragioni di sicurezza, labbandono totale e lesposizione al vandalismo sono premesse per la perdita totale del manufatto. Esso potrebbe diventare centro di documentazione della storia del luogo, dei siti fluviali, della borgata, del casino e parco del Viboccone presistenti.
Acquario Rettilario ed ex Giardino zoologico. LAcquario Rettilario è situato sulla riva destra del Po nel tratto centrale della città. La scelta del 1987, da parte della città di Torino, di chiudere il Giardino zoologico porta ledificio ad un progressivo abbandono. Gli interventi di recupero e trasformazione del luogo a parco pubblico, non risolvono i problemi di barriera visiva e funzionale tra fiume e fronte urbano.Ledificio, distribuito su due livelli, e già concepito come luogo per mostrare, si presta ad essere recuperato nellambito delle nuove soluzioni archivistiche e museali, senza stravolgere la funzione originaria.
Sito del Castello di Mirafiori e Mausoleo della Bela Rosin. Il restauro, attualmente in atto, del Mausoleo è occasione di dibattito per il recupero della memoria del sito del Castello di Mirafiori. Di esso sono ancora visibili le fondazioni del Castello, i tracciati del parterre e la rotta che lo collegava con Stupinigi. Per il Mausoleo (il restauro, non prevede un utilizzo specifico), si è verificata lipotesi di utilizzare il suo spazio interno per la documentazione del luogo: lillustrazione del Castello, dimora sabauda, i collegamenti con il parco, lillustrazione del Castello del Drosso, dimora privata, visitabile con difficoltà. Il tratto fluviale del Sangone potrebbe essere elemento di connessione tra i luoghi esterni (il sistema degli antichi giardini) e il nuovo centro espositivo e documentario proposto, con funzioni di strumento didattico del parco fluviale.
Dida
Esiti della ricerca Citta natura museo paesaggi.
Ex Giardino zoologico e ponte sospeso, luglio 2004.
Riva sinistra del Po. Attracco dei percorsi fluviali.
Esiti della ricerca Archivi di paesaggi. Convegno e mostra, novembre 2004.
Tre poli del sistema archivistico museale proposto. Torino nord, Torino centro, Torino sud. Modelli di E. Baglione.
Esiti della ricerca Archivi di paesaggi. Convegno e mostra, febbraio 2005.
Lungo il Sangone. Modello di E. Baglione.
Canelli città museo. Modello di E. Baglione.